Prete di Empoli tra i disperati dell’Ecuador

Prete di Empoli tra i disperati dell’Ecuador
agosto 16 18:42 2016

EMPOLI. Roberto è un sacerdote scalabriniano, è empolese e ha preferito fare il missionario alla tranquillità di una parrocchia italiana: Roberto Maestrelli oggi ha 69 anni e vive in Ecuador, dove ha dato vita ad una “Casa del migrante”, nella quale accoglie le persone più bisognose, che siano donne, anziani o bambini. Ed è ancora Roberto che nei giorni scorsi – dopo il tremendo terremoto di 7.8 gradi sulla scala Richter che ha colpito la costa settentrionale ecuadoregna il 17 aprile – ha offerto riparo a tantissime persone, molte delle quali ora non hanno più niente, se non la disperazione per aver perso tutto. Lo chiamano già il “terremoto dimenticato”: eppure sono morte oltre 600 persone, a cui si aggiungono 20.000 sfollati ed un numero imprecisato di dispersi.

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Tra quelle macerie si sta muovendo Roberto Maestrelli, un uomo che mai ha incarnato i panni del sacerdote tradizionale tanto che – come racconta la sorella minore Maria – più volte gli avevano consigliato di rinunciare ai voti: «All’epoca del seminario – racconta orgogliosa la sorella – più di un vescovo gli aveva consigliato di desistere, finché non ne ha trovato uno che ha creduto in lui. Roberto, però, ha sempre voluto aiutare il prossimo e per farlo ha girato il mondo: da New York alla Colombia fino in Venezuela e adesso in Ecuador».

Maestrelli fa parte della famiglia cattolica degli scalabriniani, fondata da Giovan Battista Scalabrini. Il sacerdote empolese si occupa della “Fondación Jubasca” nella città di Manta, una delle più colpite: Maestrelli, dopo esser stato irreperibile per due giorni a causa del collasso della rete elettrica, è riuscito a mettersi in contatto con l’Italia, per avvisare i parenti che stava facendo il conto dei danni. Anche perchè Maestrelli è “allenato” a gestire situazioni critiche, come racconta la sorella: «Roberto è stato per 25 anni in Colombia, dove è riuscito a portare dei ragazzi dalla scuola elementare al diploma e dando loro un’opportunità per una vita diversa. Ma non è stato facile, perchè lì si scontrano gli interessi dei narcotrafficanti, dei paramilitari e di altre milizie. Alla fine mio fratello è dovuto andar via, perchè non era più gradito ».

Non deve esser stato semplice muoversi in territori caratterizzati da guerriglia, omicidi, arruolamenti forzosi e violenza in genere: la madre del sacerdote, infatti, dopo un viaggio in quella terra tanto bella quanto martoriata ha deciso di non seguire più il figlio, perchè troppa era la sofferenza nell’assistere a certe scene, molte delle quali vedevano coinvolti bambini e ragazzini. E la gente della sua terra si è mobilitata, organizzando una cena per aiutare i terremotati ecuadoregni.

L’appuntamento è per domenica 8 maggio in via Antonio Negro 9 a Limite sull’Arno, nei locali della Pubblica Assistenza Croce d’Oro, dalle 8 in poi. La somma ottenuta verrà poi devoluta per i progetti di aiuto creati dal missionario empolese.

Marco Sabia

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