Quando le parole non bastano più.

Quando le parole non bastano più.
agosto 16 16:57 2016

Si dice così quando le crisi entrano in un vortice così veloce che tutto precipita e quindi non c’è più tempo per convincere, a parole, di prendere decisioni  alla svelta.  Allora le decisioni bisogna prenderle con molta urgenza, si decide ,senza fiatare, come quando si scappa da una esplosione senza parlare e senza pensare. Oggi, tragicamente,  conosciamo questa fretta.

Pensadoci bene però si scopre che nemmeno in tempi di meno urgenza  c’èmolto  tempo per i discorsi.  E’ vero che  tutti invocano la democrazia partecipativa e ne dicono di cotte e di crude. Cioè pensiamo che basta innalzare una “pancarta”, uno striscione,  inventare uno slogan indovinato  e fare un bel discorso per controllare la situazione e mantenere la gente in pace o governare.  E qui ci sbagliamo.Anni fa Mennem, ex Presidente argentino, vinse  le elezioni in Argentina con lo slogan”La politica è un sentimento”. Alla gente piacque la frase, ma dietro allo slogan indovinato, c’erano gruppi, situazioni, tendenze e interessi che muovevano una macchina che non si vedeva. C’era la società argentina di allora che aveva scelto un buon cavallo per la sua corsa. E di corse ne ha sicuramente vinte. Non però la battaglia finale che ha portato poi il paese a un default.

Poi sono venuti altri autisti a guidare la macchina populista e hanno fatto imboccato curve pericolose ad alta velocità vincendo molte tappe, ma  giunsero a un traguardo di molta amarezza, senza premio, con critiche e denunce nei tribunali. Hanno tolto gli striscioni con  lacrime dei vinti e sorrisi a mezza bocca dei vincitori.

E’ quasta la nostra condizione umana. Scegliamo l’atleta migliore per riuscire a portare l’enorme masso verso la cima. Con sclogan e grida di incoraggiamento ci stringiamo attorno al nostro eroe per sostenerlo, incitarlo. “Sei bravo, sei forte, sei  il migliore, dai che ce la fai..”. Poi , ormai giunti alla vetta, con una tragica delusione ci accorgiamo che il nostro eroe perde le forze, si sgonfia e noi con lui e tutti precipitiamo insieme al masso che rotola giù di nuovo.

 I greci hanno descritto nella mitologia questa avventura  dell’uomo che si snerva come  mito di Sisifo. E altro non è che la nostra condizione umana di esseri limitati che stiamo in equilibrio sulla corda per poi cadere se non al primo al terzo.

Che tristezza. Certo si tratta di una grande delusione. Ci si  immedesima  nella  persona  del  leader carismatico e nei suoi messaggi profetici, ma non tutti son disposti a pagare  ma certo non disposti a pagare di persona, come lui, il prezzo del cambio.

Ecco perchè la pietra di Sisifo rotola giù. Perchè quando il nostro eroe non ce la fa più nessuno raccoglie il peso che portava. Sembrava che tutti spingessero e invece era solo lui a spingere  insieme alle persone di buona volontà e oneste, ma troppo poche per sostenere l’enorme masso delle responsabilità collettive del bene comune.

Ecco perchè non basta una pancarta e uno slogan per gorvernare, e purtroppo non basta un eroe per arrivare in fondo.

Se decidiamo di cominciare a risolvere i problemi sarà meglio metterci tutti insieme, cittadini e governanti,  a spingere  il carro e senza tante parole per risparmiare il fiato. Il parla parla è sempre stato inutile. Spronare il nostro paese, la famiglia, il lavoro e in tempi brevi, sudare.  La politica sarà anche un sentimento, ma per mangiare bisogna darsi una mossa e per risolvere le crisi pagare tutti il prezzo della sconfitta. Quando il gallo canta tre volte  è necessario capire che forse come Pietro rinneghiamo  promesse, principi, e legami  come  Pietro ha rinnegato il Maestro. Pentito è finito martire, crocifisso a testa in giù pe rispetto al Cristo della croce che perdonatolo gli ha affidato la Chiesa e i cristiani. Ora  Papa Francesco, suo successore, non segnala capi guida, ma desidera condurre la Chiesa  insime a noi  con misericordia, cioè dire con un cuore aperto e leggero. Senza illusioni e senza slogan e con la mano tesa a chi non ce la fa.  Guarda  occhi negli occhi, i volti  dei poveri e sofferenti .  E’ uno di quei volti che  il Signore ha scelto per materializzarsi fra noi  e darci una mano perchè da soli non ce la facevamo allora e non ce la facciamo oggi.  Volto di Cristo vero e reale che possiamo vedere nelle facce smunte degli  scartati, emarginati  e martoriati di oggi. Volti che ha scelto il Redentore per insegnarci   la misericordia e redimerci. Spesso invece  ci da fastidio  guardare negli occhi dei poveri persino  mentre gli facciamo la carità. Impariamo a guardarli negli occhi e capiremo perchè le parole son troppe e c’è bisogno  bisogno di un gesto, di un abbraccio, di una carezza. Ancheper far ripartire il paese…

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