Auguri Padre Miguel

Auguri Padre Miguel
diciembre 11 09:19 2017

La nostra vita è un continuo divenire. Non possiamo fermare il tempo nemmeno per un istante e così cerchiamo di fare tante cose allo stesso tempo. Quando qualcosa non ci riesce bene vorremmo fermarci per farne una bella copia, ma dobbiamo accontentarci e accettare il bello e il brutto come si suol dire. Tuttavia nulla si perde di ciò che facciamo e con la memoria possiamo ripercorrere a tratti il nostro vissuto e fare una sintesi dei nostri periodi di vita spesi per noi e per gli altri. Possiamo rimarcare alcune tappe importanti del nostro cammino e scoprire che nel suo insieme questi percorsi seppur con qualche scivolone, sono degni di memoria e soprattutto ci rende felici il ricordarli perché anche i momenti difficili quando si risolvono sono fonte di grandi soddisfazioni. Ecco perché sono  importanti  gli anniversari, quelli di compleanno di matrimonio, delle date in cui si comincia lavorare o quelle in cui si sono ottenuti risultati importanti. Per il cristiano  la data del battesimo è ricorrenza felice perché ci ricorda la data della nascita spirituale. La gioia di queste ricorrenze è tanta che ci piace estenderla ai nostri amici che raduniamo in festa.

Per un sacerdote missionario vi è una data molto significativa da ricordare e da festeggiare: “E’ l’anniversario della Prima Messa,  subito dopo l’ordinazione sacerdotale. Quello è il giorno più importante nella vita di un sacerdote perché in quel giorno si concreta la risposta e la disponibilità alla chiamata del Signore. Si usa celebrare la prima messa nel paese natio accompagnati dai genitori e dai familiari che sono i primi ad essere ringraziati per aver dato un figlio alla Chiesa.

In quel giorno tutti capiscono che d’ora in poi la storia di quel sacerdote apparterrà non più alla famiglia e ai compaesani, ma al Regno di Dio. In quel giorno cadono tutte le riserve umane e comincia un cammino di totale fiducia nella provvidenza divina che non è una cosa astratta, ma si rende palese nell’incontro con il prossimo, immagine concreta della misericordia del Signore. Un gregge ascolterà la lieta novella, il Vangelo, da quel sacerdote a cui si affida anche il compito di condurre i fedeli lungo il sentiero della vita spirituale con i sacramenti, ma anche in modo pratico con l’esempio e l’esperienza della vita cristiana. Non si tratta di una guida psicologica o politica o amministrativa. Per quello ci sono altri specialisti.

Qui si tratta di un orientamento che nasce da una logica diversa dalla gestione delle cose umane. Qui il bene comune ha il volto del povero, della persona umile e dei fratelli più sfortunati.  Il successo è dato più che dall’efficienza del saper fare, dall’attenzione a chi rimane indietro, simile all’affetto materno che si riversa più copioso al figlio meno fortunato.  Il lavoro del missionario è proprio quello di avventurarsi nelle situazioni che per il mondo sembrano perditempo.

Ma quali soddisfazioni può dare un lavoro così?  La stessa soddisfazione che da il recupero della pecora smarrita. La verifica che azioni che sembrano impossibili all’uomo sono realizzabili con l’aiuto del Signore. E per quello basta un grazie sussurrato da una persona abbandonata da tutti. Ci sarebbero centinaia di episodi che Padre Miguel potrebbe raccontare per dimostrare quello che si prova al vedere un volto di un povero emigrato disperato che ritrova un sorriso e la voglia di continuare.  Il  missionario  opera e   accompagna in luoghi anche per lui lontani, in contesti geografici e culture diverse, e quindi si moltiplicano le occasioni per iniziative e slanci che  richiedono una temperamento forte e iummaginativo e soprattutto un costante entusiasmo e fiducia nel credo che si professa.  Quante volte si arriva a sera un po’ delusi perché si è sempre umani e solo nella preghiera si trova il modo di prender sonno sereni anche in previsione di una giornata difficile.

Il contesto che ha visto l’opera missionaria di Padre Miguel è più che interessante. Siamo in Venezuela terra di emigrazione dove una comunità di italiani che ha lasciato il proprio paese nel dopoguerra per necessità quasi tragiche e cerca di rifiorire in altre terre, altro continente, altro paese. Come aveva previsto il fondatore dela sua congregazione, il sacerdote missionario Padre Miguel Pan rappresenta una specie di parroco che si fa emigrante non per necessità, ma per vocazione, per garantire a una comunità di cristiani dispersa nel mondo, un’assistenza spirituale.  Padre Miguel, brasiliano di origine italiana, diventa anche lui migrante per andare a compiere la sua missione  in una comunità italiana di emigranti.  Non si tratta solo di celebrare i sacramenti e di richiamare i cristiani ai loro doveri. Qui le azioni sono molto più varie e complesse. Si è di fronte a famiglie in cui gli sposi sono spesso di culture diverse, i figli crescono con due culture in contesti diversi dal paesino d’origine, il rapporto con il lavoro e le autorità è spesso complicato. Il  missionario, oltre alle funzioni di un buon parroco, deve compiere molteplici mediazioni per aiutare le persone a integrarsi nel nuovo ambiente.

Il suo lavoro finirà quando gli emigranti , prima italiani, poi nel caso del Venezuela emigranti della Colombia o del Centro America, riusciranno a inserirsi nella società civile e a inserirsi nelle comunità parrocchiali cittadine. Ma questo succederà con i figli e con i nipoti. E poi questo è il secolo delle migrazioni e quando finisce l’emigrazione per  alcune genti ne cominciano altre per popoli in guerra o affamati. Con la caratteristica che la fame e le situazioni sono ogni volta più terribili.

Padre Miguel ha raggiunto  un traguardo significativo per lui, per la sua Congregazione e per la nostra comunità italo venezuelana che si è stretta attorno a lui per festeggiarlo. Quando si celebrano anniversari di nozze i festeggiati dicono spesso.”Tutto ciò che abbiamo fatto, l’abbiamo fatto per voi” ed è sottinteso che l’esserci riusciti è di peso proprio dal fatto che si faceva tutto per la famiglia e per i figli. Nell’anniversario di una prima Santa Messa, addirittura di cinquant’anni il Padre Miguel avrà pensato lo stesso. Sono riouscito a fare tutto ciò che ho fatto perché il Signore attraverso i miei fedeli mi ha manifestato il suo affetto e la sua miserciordia. Grazie a questi migranti italiani, colombiani o di dove sia, perchè il Signore attraverso le loro sofferenze e le loro gioie mi ha fatto conoscere  aspetti  della vita che mi hanno reso felice.

Così può dire Padre Miguel che si è speso tutto per i giovani e le famiglie a lui affidate e può ringraziare insieme a loro per il dono di 50 anni di sacerdozio missionario. Tanti matrimoni, figli cresciuti in allegria e capaci di affrontare le responsabilità della vita, con un senso profondo che non di solo pane vive l’uomo, ma anche della fede dei loro padri che si rinnova e si aggiorna con frutti copiosi. Tanti sono i motivi di vera gioia personale e collettiva che si sono offerti al Cristo Risorto della chiesa Nostra Signora di Pompei il giorno della celebrazione del 50simo.  A quell’incontro si saranno certamente uniti dal cielo coloro che hanno reso possibile il miracolo di una comunità felice che ha trovato una risposta concreta alla loro sfida di emigranti. In quella Santa Messa, nel silenzio sono risuonati i nomi di tanti pionieri e persone generose che hanno scritto 50 anni di storia in terra venezuelana. Tanti ricordi sono conservati solo nell’anima delle persone che si sono radunate  intorno a Padre Miguel, ma niente è perduto quando le opere e il lavoro umano hanno il marchio del bene comune e lo spirito della solidarietà. E’ per questo che sentiamo anche un po’ nostro questo anniversario di Prima Messa del Padre Miguel. Abbiamo scritto insieme belle pagine di comunità cristiana e civile e proprio nei momenti difficil siamo riusciti ad esprimere parole di speranza e di fede quando altri si sentivano sconfitti e annientati.

Il Padre Miguel a suo modo come noi tutti a nostro modo ci siamo abbracciati per rispondere a una chiamata, non del destino, ma alla misericordia del Signore che ha usato le nostre mani per manifestarsi con atti concreti verso coloro che nel bisogno ci chiedevano aiuto e persino verso altri che non avevano nemmeno la voce per chiederlo. La gioia di questo anniversario è profonda perché sta a significare che siamo una comunità unita attorno a un esempio di “entrega” come quella di Padre Miguel che ci ha permesso di raggiungere i veri traguardi dell’umanità in cammino, una colonna di persone vive, con l’entusiasmo che viene dal cuore disposte ad andare avanti senza lasciare indietro nessuno, con la fede che rende fattibile l’impossibile. Chi lo ricorda con questa nota non era presente alla celebrazione che mi hanno descritta molto sentita, ma mi immagino il Padre Miguel nel suo sermone  che in molti tratti sembra spesso  neocatecumenale e che nei gesti simula un abbraccio alla comunità e a quel Cristo crocifisso sulla desta della chiesa, vicino alla cappella del Santo Rosario, che alle sue parole appassionate sembra staccarsi dalla croce.Un grande applauso è salito  dalle pendici del’Avila alla grande croce verde della nostra Chiesa di migranti, simbolo perenne della nostra comunità in cammino.

Bravo Padre Miguel, grazie Signore per avercelo dato e per conservarcelo in salute per molti anni ancora. Bendiciòn.

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