Un cronista di Caracas, speciale: Vittorio Fioravanti

Un cronista di Caracas, speciale: Vittorio Fioravanti
agosto 16 19:06 2016

Ci sono personaggi noti  della nostra collettività di cui pensiamo conoscere vita e miracoli. Ne abbiamo letto la biografia, hanno ricevuto premi per la loro professione e i loro hobby. Chiedere di  Vittorio Fioravanti ti senti rispondere, quello del calcio, quello della Ferrari, quello della pubblicità quello della televisione? Chi non lo conosce!

E invece il  sottoscritto che credeva di conoscerlo da “secoli” si è accorto per caso di non conoscerlo affatto. Ho scoperto che esiste un altro Vittorio. Esiste un Vittorio Fioravanti che è un cronista speciale della città e del Venezuela. Molti nostri connazionali si sono autoeletti cronisti della città e delle nostre istituzioni scrivendo pagine direi molto penetranti della nostra storia di migranti dopo la venuta in Venezuela. Da dilettanti, da professioniti, da giornalisti molti nostri amici hanno scritto testimonianze vive della vita dei nostri centri e della nostra collettività e persino del mondo venezuelano visto dagli italiani.

Ma  Vittorio sta scrivendo un’altra cronaca. Quella del cuore. Dalla stupenda vista dell’alto edificio in cui vive osserva la Caracas di oggi e pensa a quella di ieri, ne registra la luce, le albe, i tramonti, descrive sensazioni filtrate attraverso le piante del suo balcone, giardino accogliente in ogni ora del giorno e della notte. Attaverso i suoi pensieri vestiti di versi che non sono artigianali, anzi risentono delle tecniche più raffinate della letteratura impegnata, anche se di primo acchito paiono semplici. Sono momenti vissuti in profondità che coglie come fiori del presente e frutti del passato e ce ne fa dono incondizionato.Pare stia vivendo in un eremo di serenità dopo i fragori di una vita vissuta intensamente fra tanta gente, amici, collaboratori in ambienti vivaci e popolati di figure d’arte, spettacolo e sport.

Non vi dico di più perchè il nostro cronista poeta ha inserito la sua creazione letteraria su Facebook a disposizione dei suoi amici di oggi lettori e fans  di qualsiasi età, gusto o idea. Nutrita la schiera delle lettrici femminile per il carattere onirico e persino sensuale di alcuni suoi versi. Vi lascio la gioia di scoprirlo nel suo intimo  sincero di poeta colto tutto da scoprire, anche se i numerosi premi nazionali e internazionali ne hanno già scoperto il valore.

Troverete in Facebook anche una sua breve geniale biografia che mi dispensa dal pubblicarla qui, ma di cui non posso fare a meno di copiare alcune righe che solo noi migranti sappiamo quali corde sensibili toccano in ognuno di noi.

Non ho visto morire né mio padre, né mia madre, e neanche mio fratello Romano. Emigrando si perde anche questo. Ho paura di dover soffrire la morte inattesa d’un mio figlio o un mio nipote………. L’idea della morte accompagna i miei più istintivi moti interiori, come il sesso e l’amore, la voglia di bere e mangiare, il nuoto a lente bracciate nel sapore del mare, e poi quell’ansia di scrivere e scrivere, leggere e leggere… Sulla morte poi ci scherzo anche sopra, me la godo come una striscia comica, la dissacro in ogni suo intangibile aspetto. Inutile nasconderlo: so che verrà, e avrà gli occhi che già conosco. Vorrei morire con i miei figli e i miei nipoti attorno a me. Sul balcone di casa, al tramonto d’una giornata di festa. (da una piccola autobiografia del poeta)

FRAMMENTI D’INCONSCIO    Lirica di Vittorio Fioravanti

Grevi frammenti d’inconscio
frammisti a scaglie

di lividi volti alieni

fra linee di ombre e di luci

le dita estese a cercarti

su tasti appena sfiorati

sguardi fissi

nell’infido muto chiarore

di accesi schermi nel buio

d’ibridi covi ingombri

di aspre e amare

solitudini umane

Parole scritte stamane

dentro stesure strette

spezzate frasi e un assolo

lungo bordi di assurdi

ingenui suoni

del disagio di esistere

mentre con te m’infilo 

– genio incosciente –

ad ali spente nel gorgo

vuoto di astri e di stelle

in un silente volo

oltre il più estremo infinito

Lascio il commento e le emozioni ai lettori. Aggiungo solo che fra tante teorie economiche, soluzioni, politiche e psichiatriche, Vittorio,  ci regala   una boccata d’ossigeno  che non mette la parola fine ai nostri problemi quotidiani, solo ci ispira il dovere di  ricordare la nostra memoria collettiva e poichè non abbiamo il diritto di dimenticare che tutti abbiamo  il privilegio di lasciare ai nostri figli la miglior eredità che possa lasciare un italiano, “la speranza di potercela sempe fare”  che non è utopia ma responsabilità, affetto e la voglia di  realizzare con fatica, sudore e lascrime,  le cose che prima sentiamo nell’anima come carezza di poesia e profezia, “oltre il più estremo infinito”.

Franco Soressi

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